About my Art Work

Paolo Levi museo di Monreale 


Manuela Metra propone ceramiche che stimolano non solo la dimensione visiva ma anche quella tattile. L’artista modella le proprie creazioni e poi le dispone secondo precise coreografie dal significato arcano, misteriose composizioni che sono un inno all’armonia, alla serenità, alla crescita spirituale. I suoi modellati assumono spesso forma sferica, forse ad indicare un’idea di completezza armoniosa, colorandosi di tinte cangianti, talvolta arricchite di cromatismi preziosi che rilucono nell’incontro con la luce naturale, ricordando l’iridescenza delle conchiglie. La purezza delle forme e delle soluzioni compositive, l’essenzialità esecutiva che caratterizza i lavori di Manuela Metra, mostrano come sia possibile liberarsi di tutto ciò che è superfluo e non importante, superando gli ostacoli che impediscono una visione chiara del mondo, e ritrovando la piena consapevolezza del proprio vivere.
Opere presenti come collezione permanente all´interno del Museo.
 
 
Opere Parlanti, l´Arte Vivente
a cura di Francesca Teresa Giffone
Il mondo di Manuela Metra è popolato dalla malleabilità delle terre, dalla lucentezza degli smalti, dalla ricercatezza cromatica e materica che procede, espandendosi, anche alla struttura stessa del pigmento. Nel suo operare Manuela procede a piccoli passi, attraverso una serie di passaggi atti alla realizzazione finale del manufatto, arrivando a documentare attraverso bozzetti le varie fasi e le varie modifiche compiute in corso d´opera. Molto spesso il bozzetto diventa uno strumento di allenamento per la mano che libera da ogni vincolo agisce sul supporto con libertà e naturalezza, prendendo spunto dall´ambiente che circonda l’artista stessa. Inevitabilmente la influenza e l´ambiente in cui vive Manuela giocano, nella sua opera, alla creazione di un mondo di terracotte e di colori che vibrano alla luce così come tra le mani quando le lisciamo per sentirne tutta la matericità. Per comprendere ulteriolmente la concezione pittorica di Manuela Metra, bisogna accostarsi alle tematiche del wabi sabi. Una ricerca di semplicità e purezza formale che investe non solo la sua produzione ceramica ma che si manifesta anche nel resto del suo lavoro, cominciando dai grandi fogli dedicati apparentemente solo a studi e bozze ma che in realtà costitutiscono delle opere autonome. È la carta come la tela ad accogliere i pigmenti che mantengono segni essenziali che traducono vere e proprie sensazioni e coinvolgono anche i sensi. L’udito è percettibile anche dall’occhio attraverso il movimento della linea sulla carta, che sembra sibilare nell’aria colorata in cui è contenuta. Una tela ruvida e spessa che rende sensoriale il colore spalmato sul supporto. L’aria tiepida dell’estate è espressa da colori gioiosi e solari, ma contengono di già il preludio della stagione autunnale che è alle porte, con i suoi colori più cupi ottenuti dalla mescolanza dei toni più chiari. 
 
 
Manuela Metra è un’artista milanese che può vantare una formazione artistica molto ampia ottenuta attraverso la sperimentazione di varie tecniche, tra le quali spicca la ceramica. Il suo approccio verso questi tipi di manufatti avviene grazie ad artigiani e creativi che mediante le loro ricerche ed i loro laboratori sono divenuti per l’artista il punto di partenza per una crescita costante. La ceramica, forse più di altri materiali per le arti, consente alla scultrice un vero e proprio contatto con il materiale, una materia che può essere plasmata e manipolata con amore e vigore fino a farle assumere la forma desiderata. Per le sue realizzazioni Manuela Metra utilizza il gress dotato di pregevoli caratteristiche quali la compattezza e l’opacità. Utilizzata sin dal tardo medioevo per i particolari requisiti insiti nella materia ovvero la già citata compattezza e la naturale pellicola vetrosa, trova ulteriori applicazioni nei secoli successivi fino ad oggi quale materia insostituibile nella realizzazione di materiali ceramici d’arredamento. Nella produzione di Manuela Metra il gress assume la forma sferica con l’inserimento di vernici dai colori brillanti che si distribuiscono sulla superficie come una colata lavica. Da analizzare è la stessa forma che conferisce alla terra, ovvero quella sferica, che viene declinata in varie dimensioni.  Esempio assoluto di essenzialità volumetrica, simbolo perfetto di unità, di origine platonica, la sfera sarebbe assimilabile alle sfere celesti. I colori che l’esecutrice utilizza diventano visioni di un mondo ideale, visto in un sogno di creazione in cui Manuela Metra ridisegna l’intera geografia terrestre. L’effetto craquelè, ottenuto mediante la cottura del manufatto, interessato da sovrapposizioni di vari colori, oppure da fori posti sulla sommità della sfera segnano un passaggio di luce, un collegamento con il centro della sfera da cui fuoriesce un’energia primigenia. Lo stesso materiale è utilizzato dalla scultrice per la realizzazione di coppette, che nei bordi frastagliati o nei piccoli fori praticati nel gress, possono essere assimilati ad un materiale vivo e palpitante, nonché a piccoli satelliti posti in diretta relazione con le sfere. Fortemente intuibile nelle ragioni e nelle ispirazioni dell’artista sono le opere scultoree di grandi interpreti dell’arte non solo italiana, come i fratelli Pomodoro e Lucio Fontana, nonché Henry Moore riscontrabile nel comune utilizzo di forme e materiali.